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Visualizzazione dei post da ottobre, 2026

Camerieri fin troppo zelanti

Scrivere un quarto d’ora abbondante, tutti i giorni, fa bene alle articolazioni delle dita. Anche in mancanza di ispirazione. Da quando G. mi ha dato questo consiglio, io scrivo tutti i giorni un quarto d’ora abbondante. Oggi parlo di due camerieri. Ieri sera vado a Fidenza per mangiare una pizza con un’amica. Entriamo nel locale. Ci blocca una cameriera. «Avete prenotato?» «Sì.» «A che nome?» Le diciamo il nome. Lei controlla il registro. «Non risulta.» Lo ripetiamo. «Mi dispiace. Non risulta proprio.» «Può verificare?» «Quante persone?» «Noi due.» Ci guarda con sospetto. «A che ora?» «Adesso. Alle venti.» Scorre le prenotazioni. «Alle venti?» «Sì. Perciò siamo arrivati adesso.» «No. Niente.» Ci chiede se magari abbiamo dato un altro nome. «No.»  O un cognome. «No.» Arriva un collega. «No, guardi, il nome è quello.» «Ma quando avete chiamato?» «Stamattina.» «Non avete fatto la prenotazione dal sito?» «No. Abbiamo chiamato.» «Che numero avete chiamato?» Controlliamo il telefono. «O...

Il paté di fegatini e altre storie dell’orrore

Scrivere un quarto d’ora abbondante, tutti i giorni, fa bene alle articolazioni delle dita. Anche in mancanza di ispirazione. Da quando G. mi ha dato questo consiglio, io scrivo tutti i giorni un quarto d’ora abbondante. Oggi parlo della Coop. Ero alla Coop. Perché in questo paesino fuori dalla grazia di Dio dove vivo c’è solo la Coop. Ho fatto anche la tessera della Coop. Sono arrivato da poco in Val d’Arda ma tutti sanno che sono il nuovo professore di lettere, sanno dove vivo, da dove vengo, chi è il mio medico curante, la mia pizzeria preferita e la mia pizza preferita, che sarebbe la quattro formaggi più il quinto formaggio, il Brie, con aggiunta di wurstel e funghi freschi. In questo borgo ai margini della civiltà paesino tutti sono parenti di tutti e hanno il controllo completo e totalizzante di ciò che succede entro i confini del Comune. Tipo i Quartieri Spagnoli di Napoli o la Stasi. Insomma, ero alla Coop e giravo tra gli scaffali. Cercavo, nella fattispecie, un barattolo d...

Cose che ricordo più che altro io

Chiamai G. perché da mesi non scrivevo nulla. Mi consigliò di scrivere tutti i giorni, un quarto d’ora abbondante, anche se non ero ispirato. Se non altro, aggiunse, fa bene alle articolazioni delle dita. F., alle elementari, mi insegnò a fare il doppio nodo ai lacci delle scarpe. Perché avevo i lacci lunghi. Guarda che se no inciampi. P. apriva le noci e ci metteva dentro gli ovetti di cioccolato, le richiudeva e me le regalava. F., passeggiando con lei vicino a un bar di Trastevere, abbiamo sentito una canzone di Tiziano Ferro, quella che dice: “notizia è l’anagramma del mio nome” . Così quando penso a lei penso a Tiziano Ferro. E viceversa. Lo stesso vale per Trastevere e per gli anagrammi. V. mi ha regalato una bicicletta della Decathlon. È completamente arrugginita, così la posso parcheggiare sotto la pioggia e senza la catena, tanto non me la frega nessuno. Lei non lo sa, non ci sentiamo più, ma la uso ancora. Ci sono affezionato come uno si potrebbe affezionare tipo a un cane. E...