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Lettera a una professoressa

Cara professoressa, ti ho amata fino a ieri. Ti ho amata fin dal primo collegio docenti, tenutosi in data quattro settembre dell’anno testé passato. Lo ricordo bene. Varcavo la soglia dell’aula magna alle ore diciassette e ventotto con la mia borsa a tracolla, ti ho vista, eri seduta in fondo fra le colleghe di lingue straniere. E ti ho amata. Perdutamente. Fin dai primissimi punti all’ordine del giorno. L’ho raccontato agli amici del paese, poiché mi avevano domandato: «Narraci dunque del tuo novello officio di professore in terra straniera. Vi son leggiadre e mirabili fanciulle fra codeste maestre emiliane?». [N.D.R. Non sono testuali parole, ci tengo a mantenere un minimo di decoro in questo blog.] «Orbene sì» ho risposto, «ve n’è alcuna avvenente, ma una donzella è graziosa e soave sopra tutte le altre.» [N.D.R. Queste sono testuali parole, io mi esprimo così anche nella vita reale.] E così, cara professoressa, ho cantato le tue lodi, ho raccontato dei tuoi capelli color dell’oro, ...