Onora il padre e la MAD
I docenti precari non credono in dio. O meglio. Il dio dei supplenti non è cattolico, non è protestante, non è Buddha, Vishnu, Odino, Osiride. Ma allora, direte, credono in qualcosa? Certo. Eccome. I docenti precari seguono tutti la stessa religione. Sono devoti praticanti. Pii ed osservanti. Zelanti come i monaci benedettini. Credono in un essere supremo, l’ente originario, eterno, onnipotente, inappellabile e ineluttabile, creatore e ordinatore del loro destino: l’algoritmo delle graduatorie. Neanche Giove, il re degli dei, può evitare ciò che è sancito dall’algoritmo delle graduatorie. L’algoritmo fila il filo della vita. Misura e taglia. Taglia e misura. Se l’algoritmo decide che dal primo settembre vai in quel paese, in quella scuola, tu ci vai. E stai zitto. E ci resti fino al trenta giugno, o al trentuno agosto, se ti dice bene. Se ti manda di qua t’innamori della prof. di musica e metti su famiglia. Se ti manda di là sarai solo come un cane. Per sempre. E stai zitto. Sliding do...