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Coso, dai

Ora di Arte e Immagine. «Coso, dai. Il pittore. Quello dell’orecchio.» «Vermeer?» «Chi?» « La ragazza con l'orecchino di perla. » «No. Quello dell’orecchio mozzato.» «Mike Tyson?» «Ma no, prof. Coso, dai, quello di Amsterdam.» «Cioè?» «Quello che usi come scusa quando vai ad Amsterdam.» «Quale scusa?» «Eh… Andiamo ad Amsterdam a vedere il museo di coso.» «E poi non andate al museo?» «Ma no, prof. Ovvio che no. Nessuno ci va.» «Mi descrivi un quadro?» «Gliel’ho detto. Lui che ha l’orecchio mozzato.» «Ah. Van Gogh.» «Bravo, lui.» Ora di Italiano. «Coso, dai.» «Chi?» «Quello depresso.» «Leopardi?» «Sì.» Ora di Musica. «Coso, dai, quel cantante.» «Chi?» «Quello della sua epoca.» «La mia epoca?» «Sì prof., quando lei era giovane.» «Grazie. Ce ne sono tanti. De Gregori?» «No.» «Lucio Dalla?» «Ma no, prof. Questi non li abbiamo neanche mai sentiti.» «Dammi un indizio, almeno.» «Quello che fa i concerti.» «Molti cantanti fanno i concerti.» «Quello che ha cantato quella canzone di quella ra...

Prologo. Il disagio.

Se io fossi un dittatore, sarei un dittatore buono. E come primo provvedimento metterei al bando una serie di cose che mettono a disagio le persone. Premessa. Diamo una definizione di disagio, giacché il termine sarà ampiamente utilizzato in questo blog. Il disagio è un concetto ben preciso, tuttavia sfuggevole, dalle molteplici sfaccettature, sebbene unitario. In tante occasioni si potrebbe dire: “che disagio”. Ma, per poterlo dire con cognizione di causa, devono verificarsi tre presupposti. Primo. La situazione genera un lieve imbarazzo, suscita un senso di fastidio e l'impressione che ci sia qualcosa di sbagliato. Secondo. Chi osserva la situazione vorrebbe trovarsi da un'altra parte, prova un sentimento di bonaria commiserazione per le persone coinvolte ma anche, reciprocamente, di autocommiserazione, in quanto osservatore e partecipe suo malgrado di quel disagio. Terzo. Nel dire “che disagio” non c'è l'intenzione di giudicare niente o nessuno. Tantomeno di offender...