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Camerieri fin troppo zelanti

Scrivere un quarto d’ora abbondante, tutti i giorni, fa bene alle articolazioni delle dita. Anche in mancanza di ispirazione. Da quando G. mi ha dato questo consiglio, io scrivo tutti i giorni un quarto d’ora abbondante. Oggi parlo di due camerieri. Ieri sera vado a Fidenza per mangiare una pizza con un’amica. Entriamo nel locale. Ci blocca una cameriera. «Avete prenotato?» «Sì.» «A che nome?» Le diciamo il nome. Lei controlla il registro. «Non risulta.» Lo ripetiamo. «Mi dispiace. Non risulta proprio.» «Può verificare?» «Quante persone?» «Noi due.» Ci guarda con sospetto. «A che ora?» «Adesso. Alle venti.» Scorre le prenotazioni. «Alle venti?» «Sì. Perciò siamo arrivati adesso.» «No. Niente.» Ci chiede se magari abbiamo dato un altro nome. «No.»  O un cognome. «No.» Arriva un collega. «No, guardi, il nome è quello.» «Ma quando avete chiamato?» «Stamattina.» «Non avete fatto la prenotazione dal sito?» «No. Abbiamo chiamato.» «Che numero avete chiamato?» Controlliamo il telefono. «O...

Il paté di fegatini e altre storie dell’orrore

Scrivere un quarto d’ora abbondante, tutti i giorni, fa bene alle articolazioni delle dita. Anche in mancanza di ispirazione. Da quando G. mi ha dato questo consiglio, io scrivo tutti i giorni un quarto d’ora abbondante. Oggi parlo della Coop. Ero alla Coop. Perché in questo paesino fuori dalla grazia di Dio dove vivo c’è solo la Coop. Ho fatto anche la tessera della Coop. Sono arrivato da poco in Val d’Arda ma tutti sanno che sono il nuovo professore di lettere, sanno dove vivo, da dove vengo, chi è il mio medico curante, la mia pizzeria preferita e la mia pizza preferita, che sarebbe la quattro formaggi più il quinto formaggio, il Brie, con aggiunta di wurstel e funghi freschi. In questo borgo ai margini della civiltà paesino tutti sono parenti di tutti e hanno il controllo completo e totalizzante di ciò che succede entro i confini del Comune. Tipo i Quartieri Spagnoli di Napoli o la Stasi. Insomma, ero alla Coop e giravo tra gli scaffali. Cercavo, nella fattispecie, un barattolo d...

Cose che ricordo più che altro io

Chiamai G. perché da mesi non scrivevo nulla. Mi consigliò di scrivere tutti i giorni, un quarto d’ora abbondante, anche se non ero ispirato. Se non altro, aggiunse, fa bene alle articolazioni delle dita. F., alle elementari, mi insegnò a fare il doppio nodo ai lacci delle scarpe. Perché avevo i lacci lunghi. Guarda che se no inciampi. P. apriva le noci e ci metteva dentro gli ovetti di cioccolato, le richiudeva e me le regalava. F., passeggiando con lei vicino a un bar di Trastevere, abbiamo sentito una canzone di Tiziano Ferro, quella che dice: “notizia è l’anagramma del mio nome” . Così quando penso a lei penso a Tiziano Ferro. E viceversa. Lo stesso vale per Trastevere e per gli anagrammi. V. mi ha regalato una bicicletta della Decathlon. È completamente arrugginita, così la posso parcheggiare sotto la pioggia e senza la catena, tanto non me la frega nessuno. Lei non lo sa, non ci sentiamo più, ma la uso ancora. Ci sono affezionato come uno si potrebbe affezionare tipo a un cane. E...

Pillole di grammatica

La verità è che non esistono delle pillole di grammatica. La grammatica è un concetto astratto. Esistono le pillole per il diabete, tipo la metformina, o per la tiroide, gli integratori di ferro e così via. Per l’anemia. L’Emacrit. Se uno vuole stare leggero c’è l’omeopatia. Non sono un medico ma consiglio vivamente di seguire una dieta equilibrata, senza esagerare con i carboidrati, ridurre latticini e formaggi, introdurre le fibre e fare un po’ di movimento tutti i giorni. Bere molta acqua. Portare fuori il cane e stare attenti che con questo caldo anche lui deve stare idratato. Personalmente, non essendo un medico, non seguo nessuno dei miei consigli. Non mi fido. Mangio un botto di carboidrati, pasta, pizza, salatini coi wurstel, dolci, latticini e formaggi, evito le fibre, bevo poco, assumo molti caffè e bevande zuccherate, non faccio attività fisica a parte pisciare il cane. A maggio ho fatto le analisi del sangue e le ho mandate alla dottoressa. Con Whatsapp. «Buongiorno dottore...

Quanta ignoranza

Quando ho bisogno di svagarmi mi stendo sul divano, accendo il ventilatore, brucio l’incenso alla vaniglia, apro Instagram e commento post a caso. Prevalentemente Lercio. Seguo due giovani attrici che mi fanno crepare dal ridere, Emanuela Cappello e Malitachoul. Non credo che sia il suo nome vero. Amo Nino Frassica, ultimamente pubblica solo foto di quando era giovane. Credo che lo faccia senza una precisa cognizione di causa. Ad ogni modo. Oggi ho commentato una notizia storica, non c’è bisogno di dire quale perché la questione è irrilevante. Un tizio mi ha risposto così: “Quanta ignoranza”. Devo dire che lì per lì mi sono irritato e stavo per replicare. Poi ho pensato al fatto che di questi tempi, cioè nella nostra epoca, ci sono milioni, o miliardi, di persone, di utenti, di commentatori arditi che danno degli ignoranti a destra e a sinistra. A tutti. A prescindere dalle circostanze, dal contesto e dalle convenienze. E fanno bene. Siamo ignorantissimi. Su tutto. Cioè almeno io. Facc...

Persone sbragone

Giacché nell’articolo precedente si parlava di Walker Texas Ranger e di quanto fosse sbragone, mi pare sensato definire “sbragone”. Trattasi dell’equivalente emiliano e lombardo dell’italiano “smargiasso”, che a sua volta deriva da un termine greco che indica una persona che fa un rumore esagerato, un frastuono. “Sbragone” indica qualcuno che si cala le brache, che si lascia andare, senza contegno. Sono tante, tantissime, le sfumature del gradasso, del fanfarone, del millantatore. Plauto ci ha fatto una commedia sopra. Se dall’Emilia ci spostiamo in Romagna, ecco che troviamo lo “sburone” o “sborone”, colui che si comporta in modo esuberante o arrogante, che si mette in mostra. L’etimologia è tanto eloquente quanto indecorosa: da “sbora”, lo sperma maschile. Lo sborone, metaforicamente parlando, asperge gli astanti con il suo liquido seminale. In tutti i campi ci sono gli sboroni. Per esempio, in fatto di musica, di musica blues, mi viene in mente Stevie Ray Vaughan, che suonava la chi...

Solo un’ultima cosa, poi la lascio andare...

Quando voglio vedere la tivù mi devo accontentare, giacché in questa casa di campagna l’antenna prende meno di dodici canali. La settimana scorsa ho visto Ben-Hur per due sere di fila. Il segnale si è interrotto a metà della corsa delle quadrighe. Vabbè, sappiamo chi vince. Mi capita spesso di guardare il tenente Colombo e Walker Texas Ranger. Ci ho riflettuto parecchio. È da mesi che vorrei scrivere qualcosa in proposito. Chiarisco. Ritengo che sia impossibile non scegliere da che parte stare. O stai con Colombo, o stai con Walker. Non c’è alternativa. Esprimono due visioni del mondo diametralmente opposte. Entrambi fanno rispettare la legge, va bene, combattono il crimine. Ma sono i modi che fanno la differenza. C’è un abisso. Walker ha sempre ragione. Non ha nessun dubbio in nessuna circostanza. Mai. Sa esattamente cosa deve fare, cosa deve dire, dove sta il bene e dove sta il male, in una visione dualistica e manichea della realtà. I cattivi sono cattivissimi, possono morire, anzi ...

Trecentosessantaquattro grazie

Oggi celebriamo quota 364 follower sulla pagina Instagram: www.instagram.com/seioavrei.blog/ ! 364 voci che arrivano da ogni angolo del mondo, 364 anime, 364 cuori uniti in un unico e meraviglioso battito. Un traguardo importante, una tappa storica, un confine inimmaginabile soltanto pochi mesi fa quando questa pagina non esisteva. Qualcosa di modestamente straordinario. Un numero persino difficile da concepire. Dietro questo numero ci sono persone, storie, volti, legami, emozioni, affetti, fiducia e funzioni dell’algoritmo. Ma soprattutto ci siete voi. Senza di voi nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile. Grazie. 364 grazie. Perché seguite questa pagina, la sostenete e fate parte ogni giorno di una immensa community, un sogno divenuto realtà, che cresce vertiginosamente al ritmo di tre follower al giorno. Facendo un rapido calcolo, di questo passo raggiungeremo i follower di Cristiano Ronaldo fra meno di 614 mila anni. E poi li supereremo. E quel giorno, ve lo giuro, pubblicheremo...

Parole brutte e altre sconcezze

La lingua italiana è un universo pressoché infinito, come infinite sono le sue sfaccettature. Studiare il latino che diventa italiano è qualcosa di squisitamente darwiniano. La lingua è una bestia che si evolve. Le parole deboli restano indietro e soccombono. Quelle più adatte al contesto sopravvivono e si riproducono allegramente come dei fagiani a primavera. Qui tratteremo del fatto che esistono parole sgradevoli. Soprattutto quelle che si usano in contesti istituzionali. La burocrazia contraddice i dettami del darwinismo linguistico e riesce con ostinazione a mantenere in vita parole estremamente fastidiose. Un esempio: “attenzionare”. Madre mia. Nel perseguimento degli obiettivi strategici condivisi, si rende necessario attenzionare con la massima priorità le criticità emerse nel perimetro operativo di riferimento, al fine di ottimizzare i processi e garantire un efficace allineamento delle risorse coinvolte. Ci sono delle parole che vanno di moda adesso. So che la tentazione di us...

Sei solo un cane

I cani sono i maestri silenziosi di un’arte che gli umani cercano di padroneggiare da qualche millennio senza la minima possibilità di riuscirci. Vivere nel qui e ora. I cani non hanno bisogno di manuali tascabili e di tutorial, di applicazioni di mindfulness o di guru contemporanei. Non meditano coi vestiti bianchi di lino sotto gli alberi di fico. Semmai ci pisciano. Non si iscrivono in palestra al corso di basic training sulla respirazione autogena con lo sconto del trenta percento e l’attestato. Anzi. Vivere nel presente è l’unica opzione che hanno. Lo fanno con garbo, con dignitosa compostezza e ammirevole serietà. Nulla li tange, nulla li trattiene. Imperturbabilità. L’attimo prima è perduto, l’attimo dopo è fra mille anni, l’universo concepito nella sua interezza non è altro che una crocchetta di salmone e patate. La vita accade adesso. È in un odore, in una puzza, in un profumo. In un tovagliolo sporco di pizza con la salsiccia. Non ci sono momenti più importanti perché per i ...