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Persone sbragone

Giacché nell’articolo precedente si parlava di Walker Texas Ranger e di quanto fosse sbragone, mi pare sensato definire “sbragone”. Trattasi dell’equivalente emiliano e lombardo dell’italiano “smargiasso”, che a sua volta deriva da un termine greco che indica una persona che fa un rumore esagerato, un frastuono. “Sbragone” indica qualcuno che si cala le brache, che si lascia andare, senza contegno. Sono tante, tantissime, le sfumature del gradasso, del fanfarone, del millantatore. Plauto ci ha fatto una commedia sopra. Se dall’Emilia ci spostiamo in Romagna, ecco che troviamo lo “sburone” o “sborone”, colui che si comporta in modo esuberante o arrogante, che si mette in mostra. L’etimologia è tanto eloquente quanto indecorosa: da “sbora”, lo sperma maschile. Lo sborone, metaforicamente parlando, asperge gli astanti con il suo liquido seminale. In tutti i campi ci sono gli sboroni. Per esempio, in fatto di musica, di musica blues, mi viene in mente Stevie Ray Vaughan, che suonava la chi...

Prologo. Il disagio.

Se io fossi un dittatore, sarei un dittatore buono. E come primo provvedimento metterei al bando una serie di cose che mettono a disagio le persone. Premessa. Diamo una definizione di disagio, giacché il termine sarà ampiamente utilizzato in questo blog. Il disagio è un concetto ben preciso, tuttavia sfuggevole, dalle molteplici sfaccettature, sebbene unitario. In tante occasioni si potrebbe dire: “che disagio”. Ma, per poterlo dire con cognizione di causa, devono verificarsi tre presupposti. Primo. La situazione genera un lieve imbarazzo, suscita un senso di fastidio e l'impressione che ci sia qualcosa di sbagliato. Secondo. Chi osserva la situazione vorrebbe trovarsi da un'altra parte, prova un sentimento di bonaria commiserazione per le persone coinvolte ma anche, reciprocamente, di autocommiserazione, in quanto osservatore e partecipe suo malgrado di quel disagio. Terzo. Nel dire “che disagio” non c'è l'intenzione di giudicare niente o nessuno. Tantomeno di offender...