La subdolità dell’acca

Rubrica di grammatica. Sottorubrica: fonetica e fonologia.

Veniamo subito al dunque. L’acca ha senso? No. Certo che no. La sua funzione è provocatoria. E puramente ornamentale. Se l’alfabeto fosse una squadra di calcio di serie D, penultima in classifica, l’acca sarebbe il terzo portiere, infortunato. Se le lettere fossero persone perbene, ognuna con il suo suono, l’acca verrebbe esclusa dal gruppo, emarginata com’è giusto che sia, dal consesso dell’alfabeto. E derisa.

Non solo è una lettera muta, ma è una lettera proprio insidiosa, e lo testimoniano migliaia, che dico, milioni di errori di ortografia nei temi degli alunni di tutte le età e di ogni provenienza e classe sociale di ogni parte del mondo. Miliardi. Allora, se tutti continuano a fare errori con l’acca, nei secoli dei secoli, ci sarà un problema con questa lettera, o no? Lo vogliamo affrontare? Perché nessuno dice niente? I casi sono due: o sono sbagliate tutte le persone, o è sbagliata l’acca.

E chi ha inventato l’acca? I fenici? No. Cioè sì. Ma era un’acca diversa, era sonora, aveva un suono che i linguisti chiamano “spirante faringale”, pronunciato con un restringimento della cavità orale all'altezza della faringe, tipo hhthrhhtrhthrhghgh. Alcuni soffocavano. La verità è più sconcertante. I greci, i latini? No. Dante? Quasi.

È noto che l’italiano sia un’evoluzione del dialetto toscano, del fiorentino letterario. Ma fino ad oggi non si sapeva in quale circostanza fosse stata inventata questa consonante subdola e meschina. Adesso si sa. L’acca l’hanno inventata i toscani. Nell’Alto Medioevo, che, come ci insegnano i luoghi comuni, era un periodo buio, incivile e imbarbarito. Nella fattispecie due toscani di Monteriggioni, dei quali per ragioni di privacy non facciamo i nomi. Uno era dentro il gabinetto, che potremmo chiamare latrina, una di quelle latrine a sbalzo che sporgevano dai palazzi, e l’altro aspettava fuori.

«Icché tu fai? Che tu ci sei morto lì dentro?»
«Boia! Che tu ‘un vedi che sto a fa’ la ‘acca?»
«La ‘acca?»
«Sì, la ‘acca.»

E fu così che nacque la acca. Dopo mille anni, nessuno ha capito come la deve usare. Ma non è colpa nostra. È colpa dei toscani, spalleggiati dalla solita, impunita, Accademia della Crusca, che da secoli tiranneggia e impera, lessicheggiante e grammaticante oltre ogni limite di sopportazione.

Basta, basta, basta!
Un caro saluto.

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