Il segreto della felicità

Il maestro zen vive in una grotta sulla montagna e riceve le persone. Mangia poco e conduce un’esistenza in armonia con la natura e con il creato. Non giudica nessuno. Il maestro zen è illuminato. È in grado di rispondere a tutte le domande.

«Maestro, qual è il segreto della felicità?»
«Ce l’hai un cane?»
«No.»
«Prenditi un cane.»

Il maestro zen fa un respiro profondo. È seduto su un masso che ha la base ricoperta di muschio e di ciuffi d’erba. Indossa un abito logoro di stoffa leggera.

«Maestro, perché proprio un cane?»
«I cani sono il nostro legame con il paradiso. Non conoscono il male, né la gelosia, né la sconnettezza.»
«Sconnettezza?»
«Sì. Non si dice sconnettezza?»
«Mai sentito.»
«Allora è un errore di battitura. Forse è scontentezza. O scorrettezza. Comunque. Diciamo che non conoscono sia la scontentezza sia la scorrettezza. E, se è una cosa che esiste, anche la sconnettezza. Se no quest’ultima parte non la considerare.»
«È una frase tua?»
«No.»
«Vabbè. Quindi che devo fare? Prendo un cane?»
«Sì. Assolutamente sì.»
«Che razza?»
«La razza non conta. Un cane enorme.»
«Ma perché?»
«Un molosso. Un cane corso. Un alano.»
«Ma è… Come un cane corso? Ma non è vietato?»
«Tu prendilo. Lo ordini con i trasportini da un canile di Avellino e te lo lasciano al casello dell’autostrada. Poi se non ti trovi, al massimo lo dai indietro.»
«Non ho neanche il giardino. Non posso prendere un cane da appartamento?»
«No. Assolutamente no. Più grande è il cane, maggiore sarà la felicità.»
«Chi l’ha detto?»
«Io. È una frase mia. Deve pesare settanta chili.»
«Vivo in un monolocale.»
«Il cane si abitua.»
«Non ho neanche il balcone.»
«Ce l’hai il divano?»
«Sì.»
«A posto. Sta sul divano. Gli compri un pupazzo da sgranocchiare.»
«Ma lavoro. Sto fuori di casa dieci ore al giorno.»
«E allora? Gli riempi la ciotola di cibo.»
«Ma non sono cani che...? Che cibo?»
«Ma figurati! Gli dai gli scarti: pasta, carne, pesce, ossa, formaggio, frutta e verdura, dolci, lenticchie, agrumi, possono mangiare qualsiasi cosa, sono onnivori. Farina. Anche roba avariata, hanno lo stomaco forte. Se prendi un dogo argentino gli puoi dare gli animali vivi. Conigli, fagiani, criceti, topi, cose così. Anche semivivi. Dipende da che uso ne vuoi fare.»
«Da che uso di cosa?»
«Del cane. Se hai intenzione di fare i combattimenti gli devi dare gli animali vivi.»
«Ma io non… Quali combattimenti scusa?»
«Fra cani. Il dogo è una macchina da guerra. Ovviamente devi creare le condizioni perché sia stressato, allenare la rabbia, la violenza, evitare la socializzazione con altri cani, fin da cucciolo. Devi rafforzare l’aggressività.»
«Io non voglio fare i combattimenti.»
«Ma che ragionamento è?! Se prendi un dogo non ha senso non fare i combattimenti. Sarebbe come prendere una Lamborghini e girare a trenta all’ora nel quartiere.»
«È una frase tua?»
«Sì, questa sì.»
«Quindi il segreto della felicità è fare i combattimenti fra cani?»
«No. Attenzione. Non ho assolutamente detto questa cosa.»
«Cioè?»
«Io ho detto che devi prendere un dogo argentino, da cucciolo, addestrarlo, dargli la carne viva, stimolare l’istinto aggressivo, e solo in un secondo momento fare i combattimenti fra cani. Ci vuole tempo. Tempo e pazienza.»
«Non sono vietati i combattimenti?»
«Ma certo. Dove vivi? Mi sembra di parlare con un bambino di cinque anni. Ovvio che sono vietati. Qui. Ma ci sono moltissimi paesi dove si possono fare. Tipo in Birmania.»
«Quindi il segreto della felicità è comprare un dogo argentino e andare in Birmania a fare i combattimenti fra cani?»
«Non mi mettere in bocca parole che non ho detto.»
«Ah no?»
«Ho detto tipo in Birmania. Ma li fanno anche in Serbia, in Ungheria, in Colombia, in mille altri posti. Non ti fissare. Non prendere le cose… hai capito. Una volta che entri nel giro poi lo impari da solo. Si scommette, anche.»
«Quindi, ricapitolando, il segreto della felicità è comprare un dogo argentino da cucciolo, farlo crescere in un monolocale, sul divano, alimentarlo a carne cruda, criceti, allenarlo ad attaccare altri cani, e andare in Birmania o altri posti a fare i combattimenti?»
«Sì.»
«Ok.»
«E scommettere.»
«Grazie. Vado allora.»
«Arrivederci.»

Il maestro zen siede immobile, avvolto dal silenzio umido della grotta. Il suo respiro lento sembra fondersi con il gocciolio dei rivoli d’acqua che scendono fra le pareti di pietra.

«Avanti il prossimo.»

Commenti

  1. Risposte
    1. Era un uomo tutto casa, famiglia e combattimenti fra cani.

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  2. Trovo che far combattere i cani sia una barbarie. Per non parlare dei galli.

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  3. Ci sono cose peggiori dei combattimenti fra cani. Tipo la carbonara vegana con il seitan autoprodotto di farina di frumento.

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  4. Ci sono cose peggiori della carbonara vegana. Tipo la resilienza.

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  5. Il segreto della felicità (canina) sono i combattimenti fra maestri zen.

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