Però mi chiamo Ernesto
Ernesto è uno dei personaggi di questo blog. È morto fin dal primo capitolo della saga a lui dedicata. La sua storia non è altro che un grande flashback, come l’Odissea. Sappiamo che probabilmente lavorava al cementificio vicino alla diga e che ha fatto il Cammino di Santiago tre volte con il suo amico ragioniere. Sua madre diceva di lui che era una persona come tante altre. Il medico di base riferiva che i valori delle analisi erano nella norma. Riporto un estratto del dialogo che ebbe con la fidanzata ai tempi dell’università.
«Ti sei accorto che stiamo insieme da cinque anni?»
«Ma certo, amore. Perché?»
«Come! Me lo chiedi pure?»
«Non capisco.»
«Siamo due estranei!»
«A me non pare che...»
«Allora sentiamo. Qual è il mio colore preferito?»
«Amore, non credo che questi dettagli...»
«Roberto, ma ti rendi conto?»
«No, sinceramente non... Però mi chiamo Ernesto.»
«Mi fai finire? Ti rendi conto che praticamente non ci conosciamo?»
«Perché dici questo?»
«Ma mi stai ascoltando? Ti ascolti?»
«Sì, ma penso che…»
«Smettila Roberto! Smettila! Fai sempre così.»
«Veramente mi...»
«Sei sempre tu al centro! Tu! Monopolizzi la conversazione.»
«Stavo solo...»
«Bravo. Complimenti. Continua.»
«Ti ascolto, amore, infatti…»
«Roberto, io non ce la faccio più!»
«Almeno il nome, se riesci, mi...»
«Vedi, cambi continuamente discorso. Io te lo devo dire: ho l’impressione di stare con uno sconosciuto.»
«Guarda, posso anche…»
«Qual è il mio cibo preferito?»
«Giapponese.»
«Grazie. Quale piatto?»
«Uramaki.»
«Che tipo di uramaki?»
«Onion.. crispy roll.»
«Cosa c’è dentro?»
«Riso, salmone, pastella per tempura, cipolla fritta, mayo jam e alga nori.»
«Ma no! Ma nooooo! Nooooo!»
A questo punto lei si copre il volto con le mani e inizia a singhiozzare. Ernesto la abbraccia.
«Amore, non fare così.»
«Ti sei dimenticato il furikake.»
«Che cosa?»
«Roberto io non ce la faccio più! Il furikake allo yuzu.»
«Il furikake lo stavo dicendo.»
«Menti.»
«Te lo giuro.»
«Cos’è lo yuzu? Eh, Roberto? Cos’è?!»
«Un… un…»
«Vedi? Mi prendi in giro.»
«Guarda che lo so.»
«Quindi cos’è?»
«Un agrume.»
«E dove si coltiva?»
«In Giappone.»
«In quale prefettura?»
«La prefettura di… Kumamoto.»
«Ma no! Ma nooooo! Nooooo!»
Lei si accovaccia, urla, e si stringe i capelli con le mani. Lui si inginocchia e le mette una mano sulla spalla.
«Amore, ti prego, ti posso spiegare.»
«Ma cosa! Ma cosaaaaa! Te l’avrò detto mille volte, Roberto. È la prefettura di Tokushima!»
«Tokushima, lo sapevo...»
«Io non voglio stare con un estraneo.»
«Ti prego, non…»
Lei gli dà le spalle e si incammina.
«Addio Roberto.»
«Ernesto.»
Si volta, lo guarda con commiserazione mentre scuote la testa.
«Vuoi sempre avere l’ultima parola.»
Vergogna!
RispondiEliminaMa si vergogni lei.
RispondiEliminaErnesto era una persona decisamente ordinaria.
RispondiEliminaUna volta abbiamo preso un caffè al bar e ognuno ha pagato il suo.
RispondiEliminaAveva una polizza abbastanza completa.
RispondiEliminaAbbiamo stipulato un atto di compravendita immobiliare. Il signor Ernesto ha messo tutte le firme come richiesto.
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