Quanta ignoranza

Quando ho bisogno di svagarmi mi stendo sul divano, accendo il ventilatore, brucio l’incenso alla vaniglia, apro Instagram e commento post a caso. Prevalentemente Lercio. Seguo due giovani attrici che mi fanno crepare dal ridere, Emanuela Cappello e Malitachoul. Non credo che sia il suo nome vero. Amo Nino Frassica, ultimamente pubblica solo foto di quando era giovane. Credo che lo faccia senza una precisa cognizione di causa. Ad ogni modo.

Oggi ho commentato una notizia storica, non c’è bisogno di dire quale perché la questione è irrilevante. Un tizio mi ha risposto così: “Quanta ignoranza”. Devo dire che lì per lì mi sono irritato e stavo per replicare. Poi ho pensato al fatto che di questi tempi, cioè nella nostra epoca, ci sono milioni, o miliardi, di persone, di utenti, di commentatori arditi che danno degli ignoranti a destra e a sinistra. A tutti. A prescindere dalle circostanze, dal contesto e dalle convenienze. E fanno bene.

Siamo ignorantissimi. Su tutto. Cioè almeno io. Faccio un passo indietro. Parlo solo per me, non voglio coinvolgere nessuno. La mia ignoranza è spaventosamente abissale, su tutti i fronti. Io sono professore di lettere. Chiedimi: com’è stata la vita di Ungaretti? Davvero. Ma che ne so. Posso studiare per l’eternità, non saprò mai niente di come è stata la vita di Ungaretti. Nemmeno un minuto. Manco so com'è la mia. Posso leggere una poesia mille volte, ma come faccio a capirla se nemmeno il poeta capisce ciò che scrive? Se no che poeta sarebbe.

Se mi accusi di ignoranza hai perfettamente ragione e ti ringrazio per avermelo ricordato. Non c’è bisogno di accendere una faida su internet, sui social, uno tira da una parte, uno dall’altra, insulti, troll, hater. Non perdiamo tempo. Sono umano. Sono ignorante. Lo prendo come un complimento. E non c’è nessuna ironia in questa affermazione. Personalmente trovo l’ironia una forma di violenza verbale. Quand’anche di altissimo livello.

Socrate non era proprio uno che passava di lì per caso.

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