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Il condominio

C’è un condominio di sette piani e al piano terra ci abita un portinaio di stirpe illustre e blasonata, famiglia di portinai che si tramandano il mestiere da quattro generazioni, pulitori di androni, segnalatori di guasti, distributori di pacchi e di posta e di bollette, intermediari, abili e diplomatici intercessori presso l’amministrazione, spazzatori di pianerottoli, compratori di carote e di cicoria e di spinaci per la signora del primo piano che ci fa il pastone proteico per i canarini, perché lei non ha avuto né figli né marito e un giorno si è rotta l’antenna della tivù e ha detto basta, cambio vita, e da allora si dedica alla cura dei canarini, ne ha diciannove, li tiene nelle gabbie di ferro zincato sul terrazzo, sono una razza specifica da canto, spagnola, dal timbro vivace e squillante, le tirano su il morale e creano al contempo una spiacevole situazione di costante dissidio con la famiglia del secondo piano, che ha tre bambini che non riescono a dormire di pomeriggio a cau...

Intervista a Crono

Per la rubrica “Interviste impossibili” oggi incontriamo Crono. Secondo il racconto della mitologia greca, Crono era uno dei Titani. Armato di una falce di pietra, evirò suo padre Urano e ne prese il posto come re del mondo. Per evitare di perdere il potere, Crono divorava i suoi figli appena nati, generati con Rea, che era sia sua moglie che sua sorella. Fra le altre cose, inghiottì una pietra avvolta in fasce, convinto che fosse suo figlio Zeus. «Buongiorno Crono, si accomodi.» «Buongiorno a lei.» «La posso chiamare Crono o preferisce Saturno, alla latina?» «Va benissimo Crono, grazie.» «Bene. Allora iniziamo. Per prima cosa, come va?» «Non mi lamento.» «Mi piacerebbe cominciare dalla sua infanzia.» «Ma certo.» «Lei ha evirato suo padre con una falce. Mi corregga se sbaglio.» «No. Infatti. Una falce affilata, dentellata, una roncola, come direste voi. Di pietra.» «Ok. E per questa cosa ha subito un processo?» «Cioè?» «Ci sono state conseguenze? È stato denunciato?» «No, no. Erano alt...

Coso, dai

Ora di Arte e Immagine. «Coso, dai. Il pittore. Quello dell’orecchio.» «Vermeer?» «Chi?» « La ragazza con l'orecchino di perla. » «No. Quello dell’orecchio mozzato.» «Mike Tyson?» «Ma no, prof. Coso, dai, quello di Amsterdam.» «Cioè?» «Quello che usi come scusa quando vai ad Amsterdam.» «Quale scusa?» «Eh… Andiamo ad Amsterdam a vedere il museo di coso.» «E poi non andate al museo?» «Ma no, prof. Ovvio che no. Nessuno ci va.» «Mi descrivi un quadro?» «Gliel’ho detto. Lui che ha l’orecchio mozzato.» «Ah. Van Gogh.» «Bravo, lui.» Ora di Italiano. «Coso, dai.» «Chi?» «Quello depresso.» «Leopardi?» «Sì.» Ora di Musica. «Coso, dai, quel cantante.» «Chi?» «Quello della sua epoca.» «La mia epoca?» «Sì prof., quando lei era giovane.» «Grazie. Ce ne sono tanti. De Gregori?» «No.» «Lucio Dalla?» «Ma no, prof. Questi non li abbiamo neanche mai sentiti.» «Dammi un indizio, almeno.» «Quello che fa i concerti.» «Molti cantanti fanno i concerti.» «Quello che ha cantato quella canzone di quella ra...

Oroscopo di ottobre

Rubrica di astrologia. Sottorubrica: oroscopo degli insegnanti. Questo mese di ottobre si apre all’insegna del cambiamento, delle novità, ma anche della stabilità e delle solite cose. A seconda delle persone. Come uno vuole, insomma. Marte ci invita a ponderare. È il momento ideale per chiudersi in sé stessi. Mercurio ha un diametro di circa cinquemila chilometri. Gli astri ci suggeriscono di pensare prima di agire di impulso valutando con cautela senza rinunciare a seguire l’istinto ma soppesando pro e contro. Su Venere fanno cinquecento gradi. Ma vediamo nel dettaglio ciascun segno zodiacale. Italiano . Conoscerai una persona. Poi una seconda persona. Singolare. Indicativo imperfetto. Matematica . Vincerai il Nobel per la matematica. Ma siccome il Nobel per la matematica non esiste dubiterai dell’attendibilità di questo oroscopo, attestandone, di conseguenza, implicitamente, l’attendibilità. Francese . Non è carino prendere in giro la tua collega di inglese. Inglese . Cerca di miglio...

La subdolità dell’acca

Rubrica di grammatica. Sottorubrica: fonetica e fonologia. Veniamo subito al dunque. L’acca ha senso? No. Certo che no. La sua funzione è provocatoria. E puramente ornamentale. Se l’alfabeto fosse una squadra di calcio di serie D, penultima in classifica, l’acca sarebbe il terzo portiere, infortunato. Se le lettere fossero persone perbene, ognuna con il suo suono, l’acca verrebbe esclusa dal gruppo, emarginata com’è giusto che sia, dal consesso dell’alfabeto. E derisa. Non solo è una lettera muta, ma è una lettera proprio insidiosa, e lo testimoniano migliaia, che dico, milioni di errori di ortografia nei temi degli alunni di tutte le età e di ogni provenienza e classe sociale di ogni parte del mondo. Miliardi. Allora, se tutti continuano a fare errori con l’acca, nei secoli dei secoli, ci sarà un problema con questa lettera, o no? Lo vogliamo affrontare? Perché nessuno dice niente? I casi sono due: o sono sbagliate tutte le persone, o è sbagliata l’acca. E chi ha inventato l’acca? I f...

Poesie senza pretese

Le composizioni che seguono fanno parte di una raccolta poetica intitolata La luce in fondo al frigo . Il mobile bar Di fianco al portone d'ingresso, nel salotto, c'è un mobile bar, di forma semicircolare, con il rivestimento di legno, che se non sbaglio si chiama rattan intrecciato. C'è un vano portabottiglie, ma non ci sono bottiglie, solo dei fogli, un paio di cesoie e un piccolo ventilatore. È da un mese che sta lì. Occupa spazio, mezza parete, tanto che il tavolino con la televisione resta schiacciato in un angolo. Andrebbe spostato in una delle stanze da letto ma mi serve una mano, da solo è difficile, rischio di rigare il pavimento, e comunque non so se ci passa dalla porta. Tra l'altro sono astemio. La moca Mi serviva una moca perché quella che c’era in casa era rossa a forma di cuore. Così sono andato in ferramenta e ho chiesto una moca. Guarda, mi ha detto la tipa, ho solo una moca da uno, ma non è di marca. Lei ha notato che ero perplesso, perché volevo quell...

Attila e il papa

Rubrica di storia. Sottorubrica di aneddoti storici inventati. Ci sono degli avvenimenti della storia che non ci è dato conoscere, perché non ci sono le fonti e non si sa cos’è successo. Un esempio è l’incontro di Attila con il papa Leone Magno, tenutosi nell’anno quattrocentocinquantadue dopo Cristo da qualche parte sulle sponde del fiume Mincio, vicino a Mantova. Attila voleva conquistare Roma. Il papa lo convinse a tornare indietro. Sì, ma come? Cosa si dissero? Cosa successe? Perché? Perché il feroce condottiero decise di rinunciare? Fino ad oggi non si sapeva. Adesso si sa. «Sua Santità, eccoli, i barbari stanno arrivando!» «Prepariamoci ad accoglierli.» Nell’antichità, tali ambascerie potevano svolgersi sotto a una tenda da campo, per esempio, alla presenza di diplomatici dell’una e dell’altra parte. Il re degli Unni si presentò con una delegazione di quattro cavalieri. Scese da cavallo. Era piuttosto basso, con una testa grande e un largo torace. Il naso piatto, la barba lunga...

Oroscopo di settembre

Rubrica di astrologia. Sottorubrica: oroscopo degli insegnanti. L'energia planetaria di questa settimana di settembre promette svolte inaspettate. Marte è propizio. È il momento ideale per piantare i semi del futuro. Mercurio è gasatissimo. I movimenti astrali suggeriscono di lasciare andare le zavorre e guardare avanti. Venere non si tiene. Ma vediamo nel dettaglio ciascun segno zodiacale. Coordinatore di classe . Semina bene e raccoglierai i moduli delle deleghe, della privacy e dell’uscita autonoma. Italiano . Se il periodo è difficile, cerca di semplificare le proposizioni subordinate. Matematica . Quando ti poni dei limiti dimentichi che il limite superiore di una successione è il più piccolo tra i suoi maggioranti asintotici. Inglese . Fai attenzione ai falsi amici. Francese . Ti hanno spezzato la cattedra, ma lamentarti non serve a nulla. Vai dal falegname. Tecnologia . Smetti di guardare le cose dalla solita prospettiva assonometrica. Arte . Nella vita non è tutto bianco o ...

Lo snobismo del congiuntivo

Rubrica di grammatica. Sottorubrica: i verbi. Nell’italiano esistono sette modi verbali: indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, infinito, participio e gerundio. Esprimono l’atteggiamento di chi parla. Poi, ogni modo ha i suoi tempi, che indicano quando si svolge l’azione: nel presente, nel passato o nel futuro. Personalmente trovo che usare il congiuntivo, nel duemilaventicinque, sia da pazzi. Anacronistico. Di cattivo gusto. E un po’ altezzoso. Ragionando in una prospettiva di linguistica storica, infatti, possiamo affermare che il congiuntivo sia destinato a sparire. A soccombere. Prima o poi. Magari non domani. Ma fra cento anni si userà solo l’indicativo e si dirà come dicono i bambini: “facciamo che io ero”, oppure “se avevo fame, mangiavo”, “se giocavamo bene avevamo vinto”. Perché il congiuntivo è inutilmente complesso. E ambiguo. La lingua si evolve e tende alla semplificazione. Inoltre – lo sanno in pochi – esistono dei congiuntivi pericolosi. Vi avverto. Non legge...

Onora il padre e la MAD

I docenti precari non credono in dio. O meglio. Il dio dei supplenti non è cattolico, non è protestante, non è Buddha, Vishnu, Odino, Osiride. Ma allora, direte, credono in qualcosa? Certo. Eccome. I docenti precari seguono tutti la stessa religione. Sono devoti praticanti. Pii ed osservanti. Zelanti come i monaci benedettini. Credono in un essere supremo, l’ente originario, eterno, onnipotente, inappellabile e ineluttabile, creatore e ordinatore del loro destino: l’algoritmo delle graduatorie. Neanche Giove, il re degli dei, può evitare ciò che è sancito dall’algoritmo delle graduatorie. L’algoritmo fila il filo della vita. Misura e taglia. Taglia e misura. Se l’algoritmo decide che dal primo settembre vai in quel paese, in quella scuola, tu ci vai. E stai zitto. E ci resti fino al trenta giugno, o al trentuno agosto, se ti dice bene. Se ti manda di qua t’innamori della prof. di musica e metti su famiglia. Se ti manda di là sarai solo come un cane. Per sempre. E stai zitto. Sliding do...